venerdì 20 novembre 2026
h21.00
Teatro del Loto e Teatri Molisani
Le vie del Buddha
Progetto Le Vie dei Profeti
di e con Stefano Sabelli
musiche dal vivo di Jennà Romano
produzione Teatro del Loto e Teatri Molisani
Nuova edizione dedicata al 25ennale della distruzione dei Buddha di Bamiyan e delle Torri gemelle, a New York.
A 25 anni dalla distruzione dei Buddha di Bamiyan e delle Twin Towers a New York, il racconto di un’esperienza unica vissuta in prima persona da Stefano Sabelli, in un frangente storico di straordinario impatto, a ridosso dell’11 settembre. Quando, tre mesi dopo l’attentato alle Torri Gemelle, partecipò alla prima Missione culturale italiana in Afghanistan, dopo la presunta liberazione dai talebani.
A dicembre 2001, tre mesi dopo l’attentato alle Twin Towers a New York, Stefano Sabelli partecipa con Vittorio Sgarbi, allora Sottosegretario ai Beni culturali, alla prima Missione del MIBACT in Afghanistan, promossa in sostegno del Governo Karzai, dopo la presunta liberazione dai talebani. Al rientro in Italia, l’attore/regista molisano pubblica un Diario di quel Viaggio, Missione a Kabul, edito da iBC, il Bene Comune. Di quella Missione, pensata anche per censire i siti Unesco e i reperti culturali distrutti dai talebani, facevano parte anche 4 donne, lo scrittore Alain Elkan, giornalisti come Attilio Bolzoni di Repubblica e l’archeologo Giovanni Verardi, professore dell’ISMEO che nell’occasione ritrovò al Museo archeologico di Kabul reperti di precedenti missioni archeologiche italiane, non distrutti dai talebani. Il capitolo dedicato alla visita a Bamiyan, diventa un recital che racconta lo sgomento di quel primo gruppo di europei tornati nella Valle dei Grandi Buddha, dopo il 10 marzo 2001.
In quella data – esattamente sei mesi prima dell’11 settembre e dell’attentato alle Torri gemelle – a Bamiyan, uno dei più straordinari siti archeologici mondiali, gli studenti coranici avevano fatto esplodere e per sempre distrutto i Grandi Buddha della Montagna che, da Alessandro Magno in poi, avevano segnato il cammino di pellegrini e carovane sulla Via della Seta.
Il racconto della rocambolesca visita in elicottero fatta dalla delegazione italiana in quella bellissima valle sull’Hindu-Kush, il 2 gennaio 2002, col compito di rendere testimonianza del vuoto e delle ferite inferte dai talebani al sito che accoglieva i grandi Buddha è però anche il racconto di uno struggente incanto. Quello di un occidentale che ama l’Oriente, le sue fedi e culture millenarie e che, pur denunciando paralleli e analogie fra la distruzione dei Buddha di Bamiyan e il tragico attentato alle Twin Towers, alla vista delle maestose nicchie vuote scavate nella Montagna di rossa arenaria, che fino a nove mesi prima custodivano le grandi statue d’epoca indo-sassanide, non riesce a non subire comunque la fascinazione di quel luogo, dov’erano state per millenni preservate.
Perché il cumulo di frammenti delle grandi statue che giacciono informi ai piedi di quelli che ora paiono enormi e vuoti sarcofaghi verticali, ne evoca comunque la presenza. Forse, proprio l’assenza dei Buddha e quella ferita inferta alla rossa arenaria, che ora a Bamiyan, segna in modo evidente il perimetro dei Buddha che furono, sembrano ora un Vuoto da riempire con l’anima.
Fra riflessioni ironiche, incantamenti e storie che nei secoli hanno raccontato quella straordinaria valle, da sempre abitata dal popolo Azara, Le vie del Buddha, si fa testimone di un crogiuolo di civiltà che, sulla Via della Seta, si sono incrociate e rincorse a Bamiyan, patrimonio dell’Umanità, fino ai giorni nostri.
Ingresso riservato ai soci


