venerdì 26 febbraio 2027
h20.45
Dalila Cozzolino
Goodbye Horses
di e con Dalila Cozzolino
e con Gianfranco De Franco, Mario Russo, Lorenzo Guerrieri
e con la partecipazione (in voce) di Dario De Luca
supervisione al testo Rosario Palazzolo
musica e drammaturgia sonora Gianfranco De Franco
coreografie, movimenti di scena Luna Cenere
scenografia Ilaria Nomato
costumi Ilaria Carannante
regia Dalila Cozzolino e Lorenzo Guerrieri
disegno luci, organizzazione e consulenza artistica Rosario Mastrota
una produzione Solares Fondazione delle Arti di Parma – Teatro delle Briciole
“Certamente sostenere che le cose siano veramente così come io le ho esposte, non si conviene ad un uomo che abbia buon senso; ma sostenere che o questo o qualcosa di simile a questo sia accaduto, ebbene, questo mi pare che si convenga e che metta conto di arrischiarsi a crederlo, perché il rischio è bello.”
Platone, Fedone
Crotone, mercato delle bestie. Un cavallo e un asino aspettano potenziali acquirenti. Il cavallo è un bottino di guerra: viene da Sibari.
Si dice che a causare la sconfitta di Sibari contro Crotone sia stata la stravaganza dei suoi abitanti. Avevano insegnato ai propri cavalli a danzare. L’esercito di Crotone, nella battaglia di Traente del 510 a.C., non portò solo i soldati: portò anche i flautisti. I cavalli di Sibari presero a danzare, sedotti dalla musica, e i corpi cominciarono a cadere. Crotone saccheggiò per sessanta giorni la città di Sibari, deviò il corso del fiume Crati. Una intera civiltà venne sommersa. “Sibarita” divenne un epiteto, un insulto: persona dedita al lusso, al futile, ai piaceri della vita.
Raccontiamo questa storia dal punto di vista di un cavallo; un cavallo con la Grazia attaccata addosso, come una maledizione. Un cavallo al mercato che nessuno compra, perché della grazia nessuno se ne fa nulla.
Cosa resta di animale dopo un processo di addomesticamento? La grazia è il risultato ultimo di pratiche violente. Essere addomesticati è essere addomesticati alla violenza. Ma quando la violenza è l’unico modo che si conosce, è riconosciuta come una violenza? E allora anche la guerra diventa uno spettacolo pieno di grazia.
Il cavallo è inutile per la società con questa grazia attaccata, pesante, mostruosa: una cattiva possessione. Una maledizione, quella dell’artista. Nessuno se lo compra, nessuno lo vuole. E fuori dallo spettacolo, come si può stare? Come si fa a stare nella guerra?






