sabato 31 ottobre 2026
h19.30
Collettivo Polka Dots
Untitled #22
landscape for disappearing angels
drammaturgia e regia Daniela Vitale
con Daniela Vitale
video Salvatore Insana e Daniela Vitale
musiche originali Daniel Calvi (con la collaborazione di Sara Simeoni per la traccia Fragments)
scenografia Francesca Innocenzi
drammaturgia del movimento Giselda Ranieri
disegno luci Salvatore Insana, Daniela Vitale
produzione Teatro del Carro, con il sostegno di Dracma Teatro e Bando Cura – Teatro del Lemming (Centro di residenza del Veneto) e Florian Metateatro
trailer Mariano Monea
Si ringrazia CTC_Centro Teatrale Campano A.P.S., Fivizzano 27, la classe di scenografia digitale dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria (docente Matilde de Feo, studenti Gianmarco Pagano, Miriam Capitò, Cinzia Monorchio, Domenico Ariganiello) e tutte le donne che hanno collaborato alla drammaturgia attraverso i cerchi di parola, in particolare Jasmine Mittendorff, Eleonora Savignano, Valentina De Socio
Lo spettacolo esplora l’universo biografico e artistico di Francesca Woodman, attraverso un gioco di specchiamenti e corrispondenze tra l’immaginario della fotografa e quello dell’attrice/performer in scena e di altre figure femminili incontrate durante il processo di creazione. Il racconto si anima grazie alle parole dei diari, alle fiabe e ai miti che appaiono epifanicamente negli scritti di Francesca, grazie alle testimonianze di chi è ancora in vita e di chi non c’è più, e alla potenza narrativa delle immagini fotografiche che, interrogate, prendono vita. Una narrazione fatta di segni che svaniscono, memorie che sfuggono alla vista, traiettorie di corpo e parola tracciate dentro zone di confine. Per ritrovarsi Altro. Altrove.
Proviamo a “creare un nuovo mondo dentro un mondo che non esiste più”, un mondo lacerato, in cui ogni frammento, ogni fotogramma entra in dialogo con l’altro per riportare in vita una storia che parla a noi, al nostro inconscio, facendo emergere desideri e paure, orrore e bellezza, violenza e delicatezza. È un progetto che, come le foto di Woodman, mette al centro il corpo, un corpo che si fa linguaggio, “il corpo come eccesso che lotta nella sua resistenza alla norma” (A. Kohan) che disturba, perturba, che resiste ai tentativi di addomesticarlo, di neutralizzarlo. Perché “il potere della civiltà, il suo primo fine” come diceva Lacan, “è sempre stato ed è ancora la neutralizzazione del corpo”.
Per F.W. l’immagine era ‘esperienza emotiva condensata’. La drammaturgia di Untitled attiva il processo inverso: si incarnano le immagini della fotografa e da esse si fa nascere la narrazione attraverso la parola, il suono, la danza e i video.
La ‘narrazione’ è strutturata in capitoli che prendono il titolo dalle serie fotografiche dell’artista: Prologo (Contraria); A woman, a Mirror (Infanzia/Specchio); Self-deceit (Pubertà); A Woman is a mirror for a man (Lo sguardo dell’Altro); Untitled (Strappare il nome); Space (Camouflage); Some disordered interior geometries (Mappe interiori, planimetrie emotive dello spazio e del corpo); The swan song (La caduta); Angels (“Resurrezione”/Catarsi).






