DI SERGIO BEERCOCK/ MAURO LAMANTIA AIUTO REGIA – NOA DI VENTI, GAIA CAPPA
“U malucumminatu” (uno storpio in dialetto ennese) cerca ossessivamente un modo per diventare “diverso”, “migliore”, “più bello”. Si rivolge a se stesso, agli idoli, ai riti arcaici, si inventa strategie. Due figure adulte, Ida, donna santa, e il Signor Lei, uomo anziano, lo assillano e lo scoraggiano continuamente. Sono portatori di un pensiero arcaico e inossidabile di stare al mondo. Il tentativo di “stracanciare” (cambiare profondamente in dialetto ennese) porterà u malucumminatu a diventare altro, talmente altro da arrivare all’origine della storia. Alla fine, un aedo canta l’origine di Petra, la città
Beercock/LAmantia:
“Siamo così tornati nel centro della Sicilia. Dove siamo cresciuti e da cui siamo andati via, per inseguire qualcosa che credevamo non potesse esserci, lì. A Enna, in quel luogo sospeso, in quell’isola nell’isola dove mito, paesaggio e solitudine invadono lo spazio e il tempo. Dove a volte ci si sente lontani e grandissimi, soli ed antichi.
Lavoravamo su un romanzo, “I Fatti di Petra”, di uno scrittore ennese, Nino Savarese. La storia di una città immaginaria, dalla sua fondazione mitologica fino al 1900. Nino Savarese scava e viaggia nella storia di Petra per indagare la storia di Enna: noi volevamo servirci di alcuni pezzi del suo romanzo per scavare e viaggiare nelle nostre domande: da dove veniamo e dove ce ne possiamo mai andare?
[„.]E così, con l’obiettivo di attraversare alcuni episodi del romanzo, abbiamo evocato presenze, voci, figure che dormivano e si agitavano da sempre dentro di noi […].”


