Quanto il posto dove siamo nati ci ha fatto diventare la persona che siamo oggi? Che vuol dire nascere in un’area interna, e cosa porta i suoi abitanti a decidere di continuarci a vivere? Queste domande sono il cuore di EXPAT.
Sinossi
Torremezzo di Falconara Albanese per molti non esiste e, nei casi più fortunati, per i villeggianti che lo abitano, esiste principalmente d’estate. Infatti, per molti è solo un cartello nei pressi della stazione di Paola. Per Ilaria, invece, è la città estiva dell’infanzia, il luogo di ogni estate. Come è possibile allora che un posto così pieno di vita sparisca per nove mesi dalle mappe cartografiche e venga abbandonato dai suoi abitanti, tranne pochi superstiti?
EXPAT parte da qui, interrogandosi sul legame con la propria terra e sul costo dell’abbandono, in un mondo che sembra suggerire che tale distacco non sia solo geografico, ma il sintomo di un
fenomeno strutturale: la perdita progressiva della capacità di costruire appartenenza, sia con i luoghi che con l’altro. Da quanto siamo diventati incapaci di restare?
Ci sembra opportuno chiederlo pensando che la Calabria è una delle regioni con il maggior numero di migranti dalle zone interne, pur senza mai recidere il cordone ombelicale con le proprie radici. Il progetto dialoga con questo fenomeno affondando le radici nel lavoro dell’antropologo calabrese Vito Teti, “La restanza”: il restare come scelta attiva, il sentirsi ancorati e insieme spaesati in un luogo da proteggere e rigenerare.













