«Mio padre ha registrato qualsiasi cosa perché non siamo fatti per ricordare tutto. Dopo anni dalla morte della madre, papà l’aveva rivista giovane e animata in un film 8mm proiettato dallo zio venuto dall’America. Il ricordo era stato ormai alterato dal dispositivo e da allora, da quella riapparizione, papà ha iniziato a registrare le cose che lo circondavano e, senza saperlo, i sintomi di uno stato d’animo collettivo».
Mariano Monea
Sinossi
Corìa è uno spettacolo multidisciplinare che integra proiezione di immagini d’archivio, musica dal vivo e voce, configurandosi come un dispositivo scenico tra teatro e cinema. Il progetto si fonda su un archivio audiovisivo familiare costruito nell’arco di quarant’anni, che documenta la vita quotidiana di un paese in provincia di Reggio Calabria, attraverso tre generazioni.
Corìa attraversa paesaggi, rituali e memorie: un mosaico di frammenti visivi e sonori che si intrecciano a formare un diario immaginario, in cui l’esperienza individuale si apre a una dimensione collettiva. L’opera si configura come una poesia visiva e sonora, un flusso di coscienza cinematografico che indaga la natura della memoria e della percezione. La musica dal vivo e la voce si fondono con un montaggio non lineare, che ricalca il funzionamento stesso del ricordare: discontinuo, stratificato, frammentario.
L’uso delle immagini d’archivio costituisce un fenomeno antropologico totale: a conferire senso a una cultura è spesso il sintomo, l’impensato, l’anacronico di quella cultura. Corìa indaga il passaggio dal gesto intimo del registrare alla costruzione di un immaginario condiviso, radicato in un territorio segnato dalla permanenza e dall’attesa.









